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Magical Pride a Disneyland Paris: così Topolino celebra la diversità
Dark Light

Magical Pride a Disneyland Paris: così Topolino celebra la diversità

Biancamaria Furci

Il 1° giugno 2019 Disneyland Paris si illuminerà con i colori dell’arcobaleno per celebrare la diversità, durante lo sfavillante Magical Pride.
Indossa l’abito dei tuoi sogni, sentiti come in una fiaba e vivi il Parco Walt Disney Studios come mai prima d’ora, forte, orgoglioso e vivo con tutti i colori dell’arcobaleno!

Così viene annunciato, sul sito di Disneyland Paris, il primo Pride riconosciuto nella storia del parco a tema più celebre del mondo. Già da qualche anno il brand Disney dedica giornate ed eventi alla comunità LGBT+ all’interno dei propri resort di Parigi e Orlando, ma per la prima volta si potrà assistere ad un momento ufficiale interamente rivolto alla celebrazione della diversità. Per l’occasione gli spazi dei parchi saranno totalmente dedicati ai festeggiamenti dell’orgoglio gay (e non solo) dalle ore 20 alle 2 del mattino. Il Magical Pride sarà una sorta di mastodontica inaugurazione del Pride Month, il mese dedicato al Pride a livello mondiale, e la giornata a Marne-la-Vallée si preannuncia come una data storica.

 

Non solo la parata, tutti i coloratissimi eventi proposti all’interno del parco mirano a essere il più possibile “friendly”. Si esibiranno con perfomance dal vivo gli Years & Years (il frontman della band Olly Alexander aveva affrontato in un documentario della BBC i risvolti psicologici derivanti dal crescere in un mondo eteronormativo) e Corine (fenomeno francese che riporta gli ascoltatori all’epoca della disco-pop), mentre il dj set sarà curato da Boy George (indiscussa icona queer degli anni ’80) e dall’esplosivo duo femminile SindyKatz. Presso l’Animagique Theatre si terrà il Disney Magic Lip-Sync-Along, una sfida per “cantare forte e con orgoglio” le più famose canzoni dei cartoni Disney (nella scaletta presenti molti brani con riferimenti all’amore, inteso in senso ampio, e all’accettazione dell’unicità e delle differenze). Anche il merchandising acquistabile all’interno del Parco sarà rifornito da una gamma di prodotti pensati appositamente per il Magical Pride, da indossare durante la giornata.

Non sono mancate le immediate repliche delle associazioni più conservatrici (“Perché nessuno pensa ai bambini?!” direbbe Helen Lovejoy), costantemente e infaticabilmente impegnate nella lotta al gender. In Italia il presidente di ProVita Onlus si è subito premurato di far sapere quanto la notizia lo sconvolgesse, lanciando una petizione contro l’evento “affiché i bambini possano continuare a godersi le creazioni degli autori di Topolino e compagnia senza indottrinamenti, senza strumentalizzazioni politiche e condizionamenti immorali”. Dello stesso avviso è anche l’Osservatorio Gender, che prende atto del gender diktat imperante e avvisa genitori e bambini che “il lupo cattivo è arrivato”. Sarebbe scontato quanto inutile ribadirlo, eppure davanti a certe affermazioni non sembra esserci altra scelta: i bambini non soffrono davanti alle differenze. I bambini non patiscono in alcun modo l’esposizione alle varie forme dell’amore. I bambini non vengono condizionati dalle infinite sfaccettature della realtà umana che li circonda. Abbiamo bisogno di parlare ai nostri bambini di tematiche come l’orientamento sessuale e l’identità di genere, e il modo più naturale per farlo è far sì che possano vedere con i propri occhi che non c’è niente di sbagliato in questo. Ancor più, abbiamo bisogno di farlo per prevenire l’omofobia e creare un modo più tollerante e aperto alle differenze. E in particolar modo lo dobbiamo ai bambini che sono/saranno membri della comunità LGBT+, per evitare inutili sofferenze ed enormi difficoltà nell’accettare se stessi. Questo è il nostro compito, di genitori educatori e persone che entrano in contatto con dei piccoli umani: fornirgli tutti gli strumenti per interpretare la realtà, per crescere scevri da pregiudizi e odio e per garantire loro serenità e benessere.
Qualsiasi altro intento è un malsano gioco dei grandi.

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Che la Disney, colosso multimiliardario, abbia intravisto nel Magical Pride una buona opportunità per togliersi di dosso le ripetute critiche circa la scarsa rappresentatività all’interno dei propri prodotti d’intrattenimento, piovutele addosso senza tregua negli ultimi anni? Plausibile, stiamo parlando di una corporation che ha la necessità di mantenere un’immagine positiva e accogliente. (Avevamo parlato qui anche della cattiva rappresentazione fatta nel live-action de La Bella e la Bestia). Che lo abbia fatto spinta dai ghiottissimi introiti derivanti da quello che viene definito “il turismo gay”, in grado di far fatturare cifre da capogiro e attirare a sé una nuova fetta di mercato? Di nuovo plausibile, non si arriva ad avere un giro d’affari stimato attorno ai 15 miliardi di dollari con le sole buone intenzioni. Eppure, al netto di tutti i “ma” possibili, lo ha fatto. Lo ha fatto in un momento di grave messa in discussione dei diritti degli esseri umani, lo ha fatto sfidando poteri politici oppressivi e lesivi della dignità dell’individuo, lo ha fatto in un mondo che ancora non è pronto a riconoscere la ricchezza della diversità.
Non fosse che per questo, rimane il posto dove i sogni diventano realtà.

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