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Pornografia e cyber violenza: esiste una correlazione?
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Pornografia e cyber violenza: esiste una correlazione?

Redazione

Articolo di Mirko Galante

Da Facebook a “Hatebook”: due facce di una medaglia che, anziché unire le persone in un confronto sociale, le divide.
È ormai risaputo che sul famoso social network esistono gruppi (spesso privati, al fine di evitare segnalazioni dai non interessati) in cui i membri pubblicano immagini raffiguranti giovani donne del tutto inconsapevoli di quanto stia succedendo.
Madri, lavoratrici, studentesse (talvolta minorenni) il cui unico errore è l’avere pubblicato sui propri profili fotografie in cui vengono ritratte in ordinari momenti di vita quotidiana e che diventano oggetto di commenti inammissibili: fantasie erotiche esplicite, frasi in cui si concretizzano umiliazioni sessuali e fisiche di ogni genere condite da insulti di ogni tipo.
Ma quali sono le radici di questo fenomeno e cosa influenza il comportamento di questi veri e propri cyber violentatori? 
La facilità con cui si può accedere ai milioni di filmati pornografici che il web offre ai suoi visitatori potrebbe esserne una ragione.

La pornografia è storicamente prodotta per esclusivo piacere maschile, offrendo spesso un’immagine della donna sottomessa alla volontà dell’uomo.
In termini psicologici è probabile che con il tempo, un individuo che consumi materiale pornografico elabori dentro di sé un’immagine complessa e distorta della donna nel contesto sessuale, molto simile a quella che vede nei filmati online; un’immagine falsata, alterata, basata su un bias chiamato effetto alone: associare ad un individuo, in quanto donna, tutti i caratteri sessuali che si denotano nella categoria di attrici pornografiche.

Innanzitutto è necessario capire cosa cercano le persone sui siti pornografici.
Il motore di ricerca PornMd.com incrocia dati provenienti da alcuni dei siti pornografici più noti e più visualizzati sul web (YouPorn, PornHub, RedTube ecc.) fornendo un tool che mostra i trend di ricerca per parola chiave più gettonati nel mondo e in ogni singolo stato.
Avvalendosi di questo strumento, è possibile notare che al primo posto delle keywords di ricerca a livello globale si ha la categoria “cumpilation” (1). Restringendo invece la ricerca al nostro paese, si ha al primo posto la keyword “italian” e al secondo posto la sempre più ricercata “cumpilation”.
In pratica, la tipologia pornografica maggiormente ricercata nel mondo rappresenta una delle più palesi rappresentazioni di umiliazione del genere femminile, in perfetta coerenza con i commenti che compaiono più spesso sui “gruppi” in questione, consistenti nella volontà di “macchiare” con il proprio seme la donna ritratta in fotografia.
Anche Google Trend sembrerebbe offrire uno scenario piutosto coerente con i dati forniti da PornMD. Se si considerano le categorie maggiormente ricercate sul web dagli italiani, si può notare come la keyword più ricercata negli ultimi dodici mesi sarebbe gang bang: altra categoria che offre un’immagine degradante e umiliante della donna.

La domanda da porsi è in che misura la pornografia distorce l’immagine delle donne? E quali potrebbero essere i rimedi?
Di questa tematica si è occupata attorno agli anni ottanta Catherine MacKinnon, nota avvocatessa statunitense, famosa anche per essere un pilastro del femminismo radicale. MacKinnon avviò una causa politica contro l’industria pornografica, individuando il porno come strumento che persiste nel propinare un messaggio errato, ovvero quello della violenza e dell’umiliazione perpetrata sulle donne.
«La pornografia, secondo MacKinnon, è prima di tutto un atto linguistico violento, dal momento in cui trasforma le donne in oggetto di consumo sessuale, a completa disposizione degli uomini e delle loro fantasie, ed è, in secondo luogo, una vera e propria pratica politica fallocratica che mira a mantenere la posizione di inferiorità e di subordinazione delle donne» (E. Galiani, La pornografia come atto linguistico: dimensione illocutoria e perlocutoria del performativo, Esercizi Filosofici 6, 2011, pp. 251-265).
MacKinnon perse tuttavia la causa: il giudice riconobbe effettivamente che questo tipo di pornografia creava danno a tutte le donne, ledendo il principio di eguaglianza tra i sessi costituzionalmente garantito. Però, nel momento in cui il concetto d’eguaglianza andò a scontrarsi con la libertà di espressione, prevalse la seconda. Il primo emendamento della costituzione degli USA, infatti, protegge la libertà di espressione indipendentemente da qualunque sia il suo contenuto.

Se da una parte MacKinnon provò a debellare la pornografia dallo stato dell’Indiana, dall’altra c’è chi prova, riuscendo, a creare prodotti di questo tipo in un’ottica femminista. È il caso di menzionare New Level Of Pornography, un collettivo porno di sole donne che ha deciso di orientarsi verso una produzione interamente basata sul personaggio femminile, cogliendone le fantasie, il piacere e rendendolo un soggetto attivo, a dispetto di quello che è il cliché della produzione pornografica classica, ossia della donna sedotta – o addirittura stuprata – da uno o più uomini. La regista del collettivo, Ninja Thyberg, ha affermato che per raggiungere una parità di genere sotto quest’aspetto, sarebbe necessario «vedere più spesso uomini nel ruolo di oggetti, poiché è importante esaltare anche negli uomini la fragilità, la bellezza, la vulnerabilità, così che lo spettatore possa assumere un ruolo attivo e dominante nei confronti di quell’oggetto».

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Oltre alla innovativa pornografia femminista, una soluzione a questa vera e propria distorsione artificiale della visione della donna potrebbe essere in primis l’educazione al rispetto nei confronti dell’altro sesso. Cercare quindi di eliminare quel preconcetto, che trasuda da qualsiasi prodotto pornografico, della donna vista come oggetto sessuale dell’uomo; un concetto analizzato dalle femministe della seconda ondata attraverso il fenomeno del fallogocentrismo (2).
Infine, poiché sul web non esistono effettive barriere per i minori ai contenuti pornografici (se non il classico “accedi solo se sei maggiorenne”) sarebbe auspicabile avviare una campagna di educazione alla sessualità in cui, oltre alle nozioni abitualmente dispensate, si affronti anche la tematica della pornografia analizzando con occhio distaccato e scientifico un set pornografico e ricordando che le persone raffigurate in quelle immagini, o in quei video, stanno lavorando e quindi fingendo.

(1) Dati di febbraio 2017; tradotto da “cumpilation”, crasi tra cum (= sperma, seme maschile) e compilation (= raccolta, collezione), categoria di filmati dove viene mostrata una rassegna di video pornografici che, nella maggior parte dei casi, riprendono il momento in cui l’uomo “macchia” il viso della donna con il proprio seme.

(2) Fallogocentrismo: il discorso dell’uomo, rivolto a se stesso, ed espressione del suo fallocentrismo che polemicamente allude alla predominanza o centralità, vera o presunta, del maschio nei ruoli sociali.

Fonte: Creator Vice
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