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Quando sono stata vittima di revenge porn
Dark Light

Quando sono stata vittima di revenge porn

Redazione

È arrivata una mail in redazione, indirizzata alla nostra presidente. La persona che l’ha scritta ci ha chiesto che venisse pubblicata esattamente nella sua forma originale. Questa è la sua testimonianza sul revenge porn.

Ciao Irene,

ho finalmente il coraggio di scriverti dopo aver visto l’iniziativa di Bossy, Insieme in rete e I sentinelli di Milano in merito al revenge porn. Seguo te e seguo Bossy ormai da tempo e apprezzo moltissimo il lavoro che fate, il tipo di cultura che promuovete e soprattutto il modo con il quale lo fate. Avete tutta la mia stima e sono tanti gli argomenti sui quali ho sentito di voler riflettere, approfondire, conoscere grazie ai vostri spunti.

Tuttavia, non sono qui a scriverti per una cosa bella. Già da mesi avevo il desiderio di condividere con te e lo staff di Bossy una mia personale esperienza riguardo al revenge porn, ma ho sempre esitato. Perchè nonostante vi occupiate anche di questo, parlarne non è mai facile. La vostra campagna a favore di una proposta di legge contro questa atroce pratica mi ha dato l’input per arrivare fino in fondo. Questa è la mia storia.

Torniamo indietro ad esattamente un anno fa. Da otto mesi ho concluso una storia d’amore di quasi tre anni, di cui due di convivenza. Ci lasciamo di comune accordo, consapevoli del fatto inequivocabile che non ci rendiamo più felici a vicenda. Io faccio scaturire la riflessione, ma alla fine la decisione è di entrambi. Rimaniamo amici, continuiamo a uscire insieme nella stessa compagnia di amici. C’è qualche litigio, ma roba che si risolve velocemente alla luce del grande affetto che ancora ci unisce. Lui è stato una persona molto importante per me, ci tengo a rendergli merito di tutto il sostegno che ho ricevuto, del significato profondo che ha avuto la sua presenza nella mia vita. Sembra andare tutto bene, ci confidiamo anche sulle relazioni che iniziamo a coltivare successivamente. Mi presta il suo portatile per fare delle tesine per l’università e quando sono via da casa per un po’ di tempo mi aiuta con gli animali che avevamo insieme e che ho tenuto io. Ha quindi le mie chiavi di casa ed io le sue per qualsiasi evenienza.

Ma la mia fiducia è mal riposta. Un anno fa esatto apro il portatile che mi aveva prestato e grazie a Picasa – un programma che carica in automatico sulla propria home tutte le foto presenti sul computer – scopro qualcosa che mi gela il sangue. Ai primi tempi della storia, quando ero giovanissima, ingenua e molto innamorata, gli avevo fornito delle mie foto. Foto che due giorni dopo la rottura gli avevo chiesto espressamente di cancellare. “Ma sì, figurati, le ho già cancellate”. Invece no. Se n’era fatto una copia su una chiavetta proprio il giorno in cui ci siamo lasciati. Invece di pensare ad un progetto di vita che è fallito, pensava a salvarsi il materiale per le seghe. Insieme alle mie foto, trovo anche immagini di ragazze che conosco e che lui non avrebbe mai dovuto avere. Inizio a tremare, è il panico. Il giorno dopo ne parlo con i nostri amici, il giorno dopo ancora andiamo ad affrontarlo.

Confessa tutto subito e anche di più. Si è salvato le foto, è entrato in casa mia di nascosto nelle settimane precedenti, ha aperto i miei account social per rubare da un gruppo chiuso le foto di un calendario a cui avevo partecipato, le ha collezionate e le ha condivise con altri due stronzi. In una settimana dall’inizio di questo loro delirio, sono riusciti a condividere tra loro tre le foto di venti ragazze, ex fidanzate o ex flirt, persone che si sono fidate, persone che li hanno anche amati. Le hanno condivise come se fossero figurine, vantandosi della “qualità” di una o dell’altra, di quanto potessimo essere fighe, porche o troie a letto – sto riportando le loro parole, non mi invento niente. Si sono dati gomitate e pacche sulle spalle per quanto fossero bravi a sedurre, mandandosi video dove si segavano sulle foto ricevute dagli altri, dove condividevano i dettagli di come ci avrebbero scopate se fossimo state loro. Venti ragazze scambiate “come pokèmon” in sei giorni. E stavano contattando anche agli ragazzi affinché si unissero al club della perversione. Forse le avrebbero condivise ulteriormente su Internet se non li avessi scoperti così presto. Mi sembra quasi di dire, con una certa vena ironica, che siamo state fortunate, perché poteva andare peggio. Cosa sarebbe successo se non li avessi colti sul fatto?

Ho tutte le loro chat, le loro mail, 200 screenshot di materiale. Messenger, Whatsapp, Gmail, Google Drive, avevano foto ovunque. Contatto gli altri due stronzi coinvolti, provano a manipolarmi, a farmi desistere dal dire in giro le porcate che hanno fatto e detto. Ma io ho le parole esatte che si sono scambiati quando pensavano di non poter essere mai scoperti, quando pensavano di essere i più furbi del mondo, e quindi contatto una ad una tutte le ragazze per avvertirle di quello che è successo. Non puoi capire la mia sofferenza nel fare quella cosa, nello spiegare a certe estranee come la loro fiducia e la loro intimità fosse stata violata così. Le reazioni sono state molteplici, ma su questo preferisco soprassedere. Ho apprezzato però quanto si siano sforzate di affrontare la situazioni, aprendosi con me, lasciandomi spiegare. Voglio invece raccontare quello che è successo a me. Ho deciso che la cosa che più mi spaventava era di non reagire. Di lasciarmi schiacciare. Di guardarmi allo specchio per tutta la vita sapendo di non essere andata fino in fondo per quello che era in mio potere fare. Ho raccontato a tutti quelli dell’ambiente che frequentavamo ciò che era successo, proteggendo l’identità delle altre ragazze coinvolte, mettendoci io la faccia, non pensando ai possibili giudizi, sapendo che la mia dignità appartiene solo a me ed è stabilita da quello che solo io decido di farne. I ragazzi colpevoli sono stati allontanati. Ho ricevuto tantissime manifestazioni di sostegno, tutte molto preziose, sia da donne che da uomini. E certo, le frasi di merda ci sono state. Le persone che hanno dimostrato di essere disgustose ci sono state, sia uomini che donne. Ci sono stati alcuni che li hanno difesi, sostenuti, “poverini, non sanno quello che fanno”. Lo sapevano benissimo, invece, le ho lette le loro parole su di me. Il punto è che per me è stato importantissimo che tutti sapessero, dimostrare che da vittima non mi fermavo.

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Li ho anche denunciati. Per quello che la giustizia italiana prevede adesso, credendo fermamente che ci voglia qualcosa in più, che la vostra iniziativa possa davvero aiutare tante persone. Per cui grazie, con tutto il cuore. Farò quello che è in mio potere fare, anche raccontare ancora quello che è successo e come ho deciso di reagire. Dopo un anno li sogno ancora a volte e mi sento male. Sogno che mi entrano in casa, che mi deridono, che mi urlano che non ho il potere di fermarli, che sono più debole di loro. Ma questo non è vero. Sono solo all’inizio della mia battaglia. Non ho intenzione di fermarmi. E spero di aver trovato in voi dei compagni di lotta per la difesa della nostra intimità violata.

Un abbraccio enorme, grazie.

 

Il 14 dicembre saremo a Milano, insieme a tante altre realtà, per partecipare a #INTIMITÀVIOLATA. Chiediamo una proposta di legge che vada a colmare il vuoto normativo italiano riguardo la divulgazione di video e immagini a sfondo sessuale senza il consenso della persona interessata. Per poter tutelare le vittime e punire i responsabili di questa pratica umiliante e lesiva della dignità.

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