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Zen sul ghiaccio sottile: un film sulla ricerca della propria identità
Dark Light

Zen sul ghiaccio sottile: un film sulla ricerca della propria identità

Arianna Latini

Lo scorso 8 novembre siamo stati invitati alla presentazione a Roma del film Zen sul ghiaccio sottile, opera prima della giovane regista Margherita Ferri, che si è svolta presso il Nuovo Cinema Aquila, bene confiscato alla mafia e oggi destinato a finalità sociali.

Dopo la proiezione, il cast ha risposto ad alcune domande e curiosità degli spettatori. Il dibattito che ne è seguito è stato illuminante per la comprensione del film e l’approfondimento dei temi principali che esso tocca. Temi talmente “Bossy” che non potevamo non parlarne.

La pellicola ha riscosso ampio successo al Biennale College del Festival di Venezia e ha ricevuto una menzione speciale al Premio Solinas – Storie per il Cinema. Il cast è molto giovane e composto per lo più da artisti emergenti, alcuni dei quali alla prima esperienza come attori.
 

I personaggi

Protagoniste del film sono due ragazze adolescenti molto diverse tra loro, ma accomunate dalle stesse difficoltà che la loro età porta con sé: entrambe sono alla ricerca della propria identità.

Da un lato Maia, unico membro femminile della sua squadra di hockey, il grande amore della sua vita. Il ghiaccio su cui pattina è sottile quanto quello che riveste la sua vera natura, che nel corso del film riuscirà a erompere e prendere coscienza di sé.

Dall’altro Vanessa, ragazza dall’animo sensibile e inquieto, fidanzata col belloccio della stessa squadra ma per nulla appagata da questo rapporto. I destini delle due giovani si intrecciano senza confondersi: le due si prenderanno per mano pur percorrendo strade diverse e si aiuteranno vicendevolmente senza nemmeno esserne troppo consapevoli.
 

La trama

Tacciata come “maschiacchio” e “lesbica di merda”, inizialmente Maia viene avvicinata da Vanessa non per amicizia. Vanessa le chiede infatti la chiave della sua baita in montagna per poter vivere lì la sua prima volta col ragazzo. Titubante, Maia alla fine accetta e i due fidanzati hanno il loro primo rapporto sessuale con la sua complicità. Il momento però non è per nulla magico e nei giorni successivi Vanessa decide di restare nella baita da sola per poter riflettere in pace. Maia copre la momentanea sparizione della sua amica e la va a trovare di tanto in tanto.

La baita e la montagna, quei luoghi silenziosi, nascosti e lontani diventeranno un posto sicuro per le due giovani dove imparare a conoscersi e a confrontarsi.


 

I temi

Maia Zenasi si sente un uomo. Dice apertamente di non essere lesbica, ma maschio. La sua identità di genere le è talmente chiara da chiedere a Vanessa di rappresentarla nei fumetti che lei disegna nella baita come un ragazzo. Da questo momento in poi Maia non esiste più, c’è solo Zen.

E Zen finalmente riesce a vivere dei momenti di serenità con i propri compagni di squadra, è più sicuro di sé in campo e indossa le protezioni da hockey non più come maschera sotto la quale nascondere il proprio corpo, ma come armatura con cui combattere.

Vanessa ha pochissime sicurezze, forse nessuna. Il dato di fatto è che non le è piaciuto il rapporto con il suo ragazzo e che da quel momento ha sentito il bisogno di stare per conto suo. Non è ancora consapevole del proprio orientamento sessuale e stima Zen, forse al punto da invidiarlo un po’, per la capacità di sapere con decisione chi sia e cosa voglia dalla vita.

Tutto ciò accade in un piccolo paesino dell’Appennino dove, nell’ignoranza e nell’omertà dei più, il bullismo e la discriminazione trovano terreno fertile. Le difficoltà dell’adolescenza sono enfatizzate dall’orizzonte di senso in cui la vicenda si sviluppa. Coetanei e adulti sono vittime e portatori di pregiudizi che ledono tutti. Non a caso la prospettiva di trasferirsi in una città più grande (oltretutto dotata di una squadra femminile) sembra l’unica soluzione al vortice di violenza in cui Zen precipita a causa dell’ostilità dei suoi compagni.
 

Il commento del cast

Ascoltare le parole della regista Margherita Ferri e dell’attrice protagonista Eleonora Conti ha permesso un approfondimento ulteriore, utile ai fini della comprensione del film. Ciò che la regista ha tenuto a sottolineare è che la pellicola ci racconta un preciso momento della vita dei due personaggi principali: non sappiamo come andrà a finire, se Zen si sottoporrà mai a un’operazione di cambio di sesso, se entrerà a far parte della nazionale femminile di hockey, se Vanessa farà coming out, se i due si fidanzeranno mai.

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Perché il punto non è come va a finire la storia, il punto è come certe vite siano meno lineari di altre e necessitino di qualche sforzo in più per prendere la giusta direzione. C’è chi nasce già sulla propria strada e c’è chi invece quella strada deve cercarla, magari con fatica.

A ogni passo avanti nel percorso di vita di Zen corrisponde, nel film, la visione di una distesa di ghiaccio che a poco a poco si frantuma e precipita. L’immagine del ghiaccio è emblematica in tal senso: essere se stessi può apparire come naturale, ma può anche essere impegnativo e spaventoso. Ci vuole coraggio a guardare se stessi nel profondo, così come ce ne vuole ad assistere al disgelo di un iceberg.
 

Perché vederlo e consigliarlo

Ciò che colpisce molto della pellicola è l’uso sapiente delle etichette: non ci sono infatti categorizzazioni vuote o fini a se stesse e il film non è definibile come la storia di un probabile FtoM e di una ragazza lesbica. Le etichette qui sono segno di apertura e di inclusività: al centro c’è l’unicità della persona e la sua irriducibilità.

La scena più toccante del film è quando Zen attacca sul suo armadietto dello spogliatoio femminile l’etichetta con scritto il suo nome. È il momento in cui trova piena accettazione di se stesso e il coraggio di dirlo agli altri. Non è un maschio tra gli altri, è Zen.

Allo stesso modo Zen incoraggia Vanessa, senza scadere nella pressione psicologica, a fare coming out non perché debba schierarsi da questo o da quel lato, ma per sentirsi pienamente se stessa.

Il film è profondo ma delicato e tratta con naturalezza tematiche importanti. Smuove sicuramente delle corde che nella cinematografia italiana, purtroppo, vengono toccate di rado. Senza ombra di dubbio, merita di essere visto da adulti e adolescenti.

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