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Bierasure: quando la norma cerca di rendere i bisessuali invisibili
Dark Light

Bierasure: quando la norma cerca di rendere i bisessuali invisibili

Virgina Cafaro

Ci sono degli individui che si aggirano per le vie dei paesi e delle città, mangiano, parlano, respirano e addirittura fanno la spesa e quelle cose lì. Eppure nessuno li vede e se li vede fa finta di no, perché sono invisibili. Sono i bisessuali.

Noti come “ma tanto è gay” o anche “ma tanto se gli/le metti davanti un p**e preferisce quello” (negli ambienti più aristocratici si usa spesso anche il “ai miei tempi ci si definiva zoccola e bona lì”), i/le le bisessuali rappresentano una grossa fetta della comunità LGBT+ (dati statistici di quelli seri parlano di un 50%), una fetta davvero bella succulenta, ma comunque invisibile.

E allora, direte voi, come può una porzione così grande e popolosa essere completamente cancellata dalla vita quotidiana e mediatica del mondo? Questa pratica qui, che poi si chiama bierasure (traducibile in “cancellazione della bisessualità”), ha radici ben profonde, radicate sia nella cultura pop che in quella più di nicchia (ebbene sì, anche in quella meramente LGBT+), e trova sbocco in qualsiasi forma visiva, scritta e orale. 

Siate (voi che state leggendo, ciao!) eterosessuali, lesbiche, transgender o di qualsiasi orientamento sessuale/identità di genere/estrazione/etnia/ecc., almeno una volta nella vita avrete sentito il rumore della gomma da cancellare strusciare contro una qualsiasi persona bisessuale, si tratti di Marissa Cooper del telefilm The O.C. o di Gianna Nannini che è dal 2002 che urla (intonata) di essere bisessuale ma no, se hai capelli di Shane nella seconda stagione di The L Word e ti vesti in modo convenzionalmente più maschile, sei lesbica per forza. Chi ci crede, dai. 

Perché è questo quello che succede. Tipo film horror, avete presente? C’è un gruppo di amici davanti a un bivio, deve scegliere verso che direzione andare. Da un lato c’è il “è troppo femminile quindi gli/le piace solo il pene” e dall’altro c’è “è troppo mascolin* ha solo l’invidia del pene”. Qualsiasi direzione si prenda, una cosa è sempre certa: il pene deve esserci necessariamente e la soluzione finale è comunque solo una (ok, anche che una protagonista donna e bionda morirà per prima). Questo non perché piaccia a priori solo quello, (perché piace anche quello, eh, siamo qui proprio per dirlo), ma perché tutto deve essere ridotto a un’unica preferenza che non si distacchi troppo dalla norma, sia omonormatività o eteronormatività.

Piccolo passo indietro: chi sono i bisessuali?

Torniamo alla base, magari rimanendo sulle percentuali, ché spesso sono fonte di litigate e discussioni. 

Per bisessuale si intende una persona attratta sessualmente e/o romanticamente dal proprio genere e/o da quelli opposti (uso volutamente “quelli” e non “quello” perché le identità di genere sono più di due, ricordando quindi che molte persone preferiscono per questo motivo definirsi come pansessuali, ed è legittimo anche così). 

Ci sono diverse scuole di pensiero sul termine “bisessuale”, così come altrettanti amanti della scala Kinsey che tendono a inserire chi ha il 10-20-30% di preferenza verso un unico genere nella “biromanticità” o nella “omo/eteroflessibilità.” 

Io qui invece vorrei prendere l’ombrello della bisessualità e ficcarci dentro chiunque si definisca come tale, percentuale di preferenze incluse, perché bisessuale è chi bisessuale dice di essere. Punto.

Come dicevo poco fa, si tratta di un numero molto ampio di persone, la maggioranza nell’acronimo LGBT+ dedicato all’orientamento sessuale, ma nonostante questo parliamo di un cumulo d’invisibilità, perché la bisessualità spesso, magicamente, diventa etero o omosessualità a seconda del partner di riferimento. 

Questo (sempre meno, fortunatamente), a discapito anche dell’inclusione nella comunità stessa. Eh sì, perché fintanto che un* bisessuale sta con qualcuno del proprio genere ok, è visibile e riconosciuto come membro LGBT+ (anche nei media, mando i miei saluti a Willow Rosenberg). Quando poi magari per i casi della vita si innamora o decide di stare con qualcuno del genere opposto beh, ecco, che imbarazzo, è stato bello però non è che sei proprio della comunità. Ciao, un caro saluto a te e famiglia. 

[Piccolo intermezzo di storie di vita più o meno vissuta: Sei una donna bisessuale che sta con una donna? Grandissima, sei proprio della comunità LGBT+! Come dici? Hai lasciato Gina? Mi spiace tanto. Ah, e stai con Gino? Hey, wow, sono felice per te però ecco magari al prossimo Pride marci con altra gente non LGBT+, giusto? Deve essere proprio comodo poter decidere di stare con un uomo e fare la bella vita senza discriminazioni].

Bierasure: come funziona?

Ed è qui che arriva la bierasure, la cancellazione della bisessualità.

Funziona così: prendi un bisessuale, trattalo male, lascia che aspetti per decenni una rappresentazione decente nei media (puoi pure concedergliela, ma poi devi assolutamente togliergliela in modo tragico, sempre grossi saluti a Willow e Tara), non farti vivo quando chiede di essere incluso e se lo vuoi includere, fallo come fosse un favore (e solo se è in una relazione same-sex). 

In pratica ai bisessuali è concesso di esistere ed essere visibile solo nei contesti più facilmente riconoscibili come LGBT+, altrove si ritrovano cancellati, rinnegati, relegati a tutti i vari “beh, dai, era solo una fase” che sono sicura l’80% dei bisessuali si è sentito dire almeno una volta nella vita. 

Questo, chiaramente, porta a un ciclo di discriminazioni e minority stress notevole. 

Perché una persona bisessuale non si sentirà legittimata nei contesti sociali (basti pensare agli ambienti lavorativi), si ritroverà incasellata in scatole che non ha scelto (nello specifico “gay/lesbica” o “etero” a seconda dell’interlocutore o dell’eventuale partner), e risponderà alla discriminazione con una ricerca di normatività che, con il tempo, potrebbe portare a bifobia interiorizzata e infelicità di varia natura.

Cancellare parte dell’essere di una persona equivale, letteralmente, a oscurarne un lato, lasciando un senso di inadeguatezza e incompletezza che non giova a nessuno, comunità LGBT+ inclusa.

Uno Shane Dawson nel lontano 2015.

Bisessualità for UCCIDERE LA NORMA 

Il punto è questo. La bisessualità uccide la norma binaria di cui la società si nutre. 

Vedi anche

I generi sono due e quei due ti devono piacere. Sei donna e ti piacciono le donne? Ok, hai un genere (uno dei due approvati) e ti piace un altro genere (sempre dei due approvati). Quindi vai bene. Sei un po’ diversa dalle relazioni fra persone cishet, però sei più o meno ok (certo, ti discrimino lo stesso e impedisco tu possa avere diritti, però riesco a spiegare meglio cosa ti piace a tutti i figli, nipoti, nonni e persone del mondo). Idem se sei uomo e stai con un uomo. 

Però ecco, come dici? Sei uomo e ti piacciono sia le donne che gli uomini che le persone d’identità non binaria?

Allora sei fuori dalla norma, non vai bene, devi deciderti, questa tua confusione mi stranisce, non la capisco e mi porta a pensare all’esistenza di un sistema non binario, fatto di fluidità e sfumature che porterà alla distruzione dell’umanità intera e del mondo come lo conosciamo ora.

O forse no.

I bisessuali, dopotutto, esistono da sempre, anche se la mamma di Marissa Cooper diceva che un uomo in canottiera sarà sempre meglio di una donna e che anche lei negli anni Ottanta aveva sperimentato con le ragazze perché è una fase della vita; anche se tanti ridevano della bisessualità di David Bowie nonostante l’artista l’avesse dichiarata molteplici volte. 

David Bowie in un’intervista del 1979 all’Afternoon Plus


La bisessualità esiste, anche se cercano da millenni di cancellarla e confinarla nei binari della norma. 

Ma quindi i bisessuali CHI SONO COSA FANNO DOVE LI TROVO 

Quindi, ricapitolando, in quali situazioni un bisessuale si può definire come tale?

In tutte. Impedire la bierasure significa dare voce a chiunque si definisca come bisessuale, incoraggiandone la rappresentazione nei media e celebrandone a prescindere le sfumature nella vita reale.
Insomma:

  • Hai un marito e ti definisci bisessuale? Sei bisessuale.
  • Hai una relazione stabile da 23 anni, avete una relazione monogama, e ti definisci bisessuale? Sei bisessuale.
  • Hai un partner genderqueer e praticate una qualsiasi forma di non-monogamia etica e ti definisci bisessuale? Sei bisessuale.
  • Ti piacciono un sacco le percentuali e pensi di essere attratt* sessualmente dagli uomini al 60% ma romanticamente preferisci le donne (facciamo al 75%) e ti definisci bisessuale? Sei bisessuale. 
  • Non sei mai stat* con una donna, solo con uomini, e ti definisci bisessuale? Sei bisessuale.
  • Ti definisci transgender e bisessuale? Sei bisessuale.
  • Per te l’identità e l’espressione di genere non rappresentano alcun “ostacolo” all’attrazione provata e ti vuoi definire bisessuale? Sei bisessuale.
  • Non sai ancora benissimo cosa sei ma per ora la parola bisessuale trovi faccia per te? Sei bisessuale. 

E potrei andare avanti all’infinito. Voi siete quello che siete e andate bene così.

E se qualcuno vi mette in dubbio e voi ve la sentite, cercate di educarlo sulla bisessualità.

In caso non ve la sentiate, va benissimo lo stesso, ognuno ha i propri tempi. Nell’attesa c’è sempre l’ondata di empowerment di David Bowie a farci forza. 

Perché la riscrittura in grassetto, sottolineato e font a grandezza 48 della bisessualità parte da noi. E rimarrà ben incisa e visibile ovunque vorremo.

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