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Donna uguale madre: il sillogismo originale

Donna uguale madre: il sillogismo originale

Se ‘donna al volante pericolo costante’ è forse una delle massime che più facilmente rimbombano nella nostra testa quando parliamo di stereotipi di genere, seconda forse solo a ‘le donne sono instabili emotivamente sai, per via del ciclo’, c’è in realtà un’altra costante che, fin dai primi anni di vita, viene data per scontata e inculcata nella mente di tutte le bambine, ragazze e poi donne: il sillogismo ‘donna uguale madre’.

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Penso che ogni donna abbia, minimo almeno una volta nella vita, sentito attraverso discorsi altrui questa (voluta o meno, ma a questo ci arriveremo fra poco) necessità di dover spiegare quando e se avere figli nella vita, perché si sa, tutte le donne sentiranno quest’impellente desiderio i diventare madri, prima o poi. Ma è davvero così?

Da molte discussioni avute attraverso sia conversazioni su internet che nella vita reale, infatti, pare proprio che l’opzione ‘senza figli’ sia praticamente impossibile, perché la voglia di diventare madri è atavica, intrinseca al nostro DNA, inevitabile e sempre presente. Non importa quante volte tu possa ribadire che  ‘no, non voglio avere figli’,  ci sarà sempre qualcuno che ti risponderà con un ‘eh ma ora sei troppo piccola ancora, aspetta ad arrivare ai 30’.

Hai superato i quaranta e continui ad asserire tu non voglia figli e sia contenta così? Tranquilla, in questo caso allora potrai far partire un toto-scommessa fra due risposte: a) ‘Beh ma poi come farai da vecchia? Sarai così sola, la vita senza figli è incompleta’; b) ‘Te ne pentirai, la carriera poi finisce e ti voglio vedere’.

Eh sì, cara lettrice. Se non vuoi avere figli ci sarà sempre qualcuno che si improvviserà esperto antropologo e psicologo e non vedrà l’ora di esprimere il suo disappunto (se non proprio disgusto), nell’appurare che esista qualche essere così egoista da non voler donare il proprio organo riproduttivo per dare la vita a un altro essere vivente. Perché è a questo che servono le donne, no?

Spoiler: no.

E a me questo sillogismo, sbandierato per altro spesso e volentieri dalle donne stesse, spaventa e non poco.

I bambini come fondo pensionistico

Partiamo con la prima ragione che, forse più di tutte, mi infastidisce. Chi non ha intenzione di mettere al mondo dei figli, infatti, viene spesso guardata con sgomento e compassione perché, mica sono mostri i nostri amici detrattori della donna madre a tutti i costi, si preoccupano e basta, chiedendosi chi baderà poi alla suddetta donna una volta anziana.

-‘Se tu marito muore poi chi ti cura?’;

– ‘Chi ti verrà a trovare quando sarai vecchia e malata?’;

– ‘Ora hai il lavoro, certo, ma quando andrai in pensione cosa farai tutto il giorno? Che tristezza’.

Partiamo dal presupposto che  cosa una  persona voglia fare arrivata alla terza età è affare di quella stessa persona (che poi, sì, grazie per l’interessamento, ma chiunque spererebbe di non stare così male da avere qualcuno 24 ore su 24 a casa ad assisterla una volta arrivata alla pensione).
Con o senza figli, una donna può avere altri mille interessi da coltivare per tutto il corso della propria vita, senza che né il lavoro, né i bambini, li annullino. La tristezza di non avere nessuno che ti visita la domenica pomeriggio (che poi, davvero, ma non avete anche degli amici, per dire?), può essere tranquillamente vinta da un viaggio, una mostra, un pic-nic al parco o un buon libro e film, senza scomodare né dare per scontato che qualcuno debba venire a trovarti in quanto tuo figlio.

E uso il ‘debba’ non a caso: questa convinzione che un eventuale figlio sia costretto a prendersi cura di te madre, in quanto genitrice, e che tu quindi lo abbia messo al mondo solo in funzione di questo ‘scopo’, è quantomeno pretenzioso. Siamo quindi sicuri che a essere egoista sia chi, invece, di figli al mondo non ne vuole mettere?

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E ancora questo vuol forse dire quindi che chi si sente appagato dal passare tempo con i propri figli sia avvolto da una bolla di felicità illusoria? No. È solo un piccolo richiamo che vuole ricordare che no, non siamo tutti uguali. E sì, semplicemente non tutti si sentono appagati dalle stesse cose. Dare per scontato che quel che piace a noi piaccia a ogni essere vivente al mondo è quantomeno egocentrico (ovviamente, in questo caso, il discorso vale anche al contrario. Amici e amiche che non volete avere figli: la vita di chi li ha non è necessariamente noiosa, inutile e piena di pentimenti e rimorsi).

Empatia, questa sconosciuta

C’è chi non vuole avere figli. C’è anche chi ha vent’anni e non ne vuole e poi a trentasette cambia idea. Ed è tutto perfetto così. C’è anche una variabile, però, che quasi mai viene presa in considerazione: chi vuole figli e non può averne/chi li avrebbe voluti ma, per mille motivi, si ritrova senza.

Partendo sempre dal presupposto che una domanda come ‘ma allora, quando lo facciamo un bambino?’ sia, eccetto rari casi, un abuso dell’intimità altrui, questa successione di parole può arrivare dritta al cuore di chi, magari dopo anni e anni di ‘prove’, a causa di patologie varie ed eventuali, figli non ne può avere.

Ci avete mai pensato?

Mi rivolgo a chi almeno una volta nella vita ha posto una delle domande che ho trascritto poco sopra: avete mai pensato alla reazione e a quanto male potreste fare a chi, per dire, è sterile e si sente trafiggere da infinite frecce che suonano come un ‘ma come niente figli? Dai, sei una donna, non puoi non volerne!’. Perché sì, sorpresa delle sorprese, non basta un utero e dello sperma per poter concepire un figlio.

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Appurato quindi che se una donna non vuole figli allora non è donna, quindi anche chi ne vorrebbe ma non può averne, non lo è? Oltre a denotare una mancanza d’empatia egoista, quest’affermazione mi porta di getto al prossimo punto, altresì da me considerato come la panacea di tutti i mali, quello del ‘donna potatrice di valore non in quanto essere umano, ma in quanto madre’.

Le donne si devono trattare bene in quanto madri (presenti o future)

Una donna va rispettata, non deve subire violenze, stupri,  catcalling e soprusi di vario genere perché poi sarà una madre e pensa se a tua madre avessero fatto una cosa del genere.

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Suona sbagliatissimo tutto ciò, vero? Eppure quante volte abbiamo sentito simili affermazioni non solo su internet, magari sotto a link di articoli di giornale o di immagini davvero un sacco illuminanti, ma anche per strada? Secondo quella che pare essere la filosofia che va per la maggiore, infatti, stuprare una donna non è un atto deprecabile in quanto oggettivamente vile, criminoso e illegale, ma in quanto fautore di una violenza verso un essere umano che va rispettato in virtù della sua funzione riproduttrice.

Se tale affermazione fosse sensata, fra l’altro, questa legittimerebbe le violenze perpetrate nei confronti di chiunque non possa avere figli, bambini maschi, uomini e donne che non possono concepire comprese.

Una persona va rispettata in quanto persona, e il valore di essa non è dato da quanti bambini potrà mettere al mondo.

Questo concetto imprescindibile della sacralità della maternità, necessario da possedere se si vuole essere considerati ‘una brava persona’, è  parte delle fondamenta di tutte le violenze di genere che costantemente subiscono donne e uomini, e sarebbe il caso di iniziare a discuterne seriamente.

Quando la maturità arriva solo con la maternità

Concludo lo sproloquio non solo con un invito alla delicatezza e a un aumento dell’empatia, ma anche con quella che è, ad oggi, una delle detrazioni della donna-non-madre che più mi diverte: ‘ora non puoi capire, quando sarai madre però vedrai, le cose cambieranno e sarai più [inserire qui una qualità che ovviamente non possiedi in quando non madre]’.

Non importa che tu abbia venti, trenta, o quarant’anni, che tu abbia affrontato situazioni difficili nella vita o meno: per alcuni la maturità arriva solo con la maternità, è scienza.

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  • Molto popolare è anche la seguente frase “Beh, quando ti muovi così troviamo un compagno/a di gioco al nostro/a ___!” oppure quando fanno le pulci a ciò che mangi “Ti stai sfondando di merendine eh!? Che ci devi dire?” E che vi devo dire? Sto mangiando una merendina perché alle 19 vado a nuotare e vorrei evitare di svenire visto che faccio i 1500 metri!

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