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Storie di Vulva: prendiamo piacere dal nostro corpo!

Articolo di Virginia Sofia Cerrone di Pureeros

È estremamente complesso per noi donne disimparare quello che per secoli ci hanno insegnato essere la cosa giusta. C’è come un seme ricco di aspettative sociali, di ruoli di genere e stereotipi che si insinua in ognuno alla nascita ed è pronto per germogliare e rimanere radicato in noi per lungo tempo, a volte per sempre. La maggior parte di “ciò che è giusto”, di “quello che ci si aspetta una donna faccia” ci è stato impiantato durante secoli di società patriarcale in diverse forme relative a svariati aspetti della vita. Devo ammettere che stiamo cercando di sradicare molti di questi semi, ma ce n’è uno con radici molto profonde, plurisecolare: quello legato alla sessualità.

La dicotomia “Madonna o Puttana” è una costante che ci portiamo dietro dai tempi di Adamo ed Eva (e non a caso). Le donne non dovrebbero pensare al piacere, le donne sono nate con il dono e principale compito di dare la vita, le donne devono soddisfare il marito, le donne sono il sesso debole, le donne provano dolore, le donne rinunciano.

La sessualità femminile è sempre stata vista come una minaccia, un qualcosa che doveva essere controllato e represso, invece che come una parte fondamentale dell’essere umano, così profondamente radicata nel nostro io da essere stata inserita dall’Organizzazione mondiale della sanità nella lista dei diritti umani.

Il piacere è un diritto, per chiunque lo voglia. Sulla Carta finalmente è stato scritto. Nella vita di tutti i giorni c’è ancora molto da fare.

D’altronde come possiamo pretendere che l’amore per noi stesse, la ricerca legittima del piacere, la masturbazione siano prive di pregiudizi e stereotipi? Quante di noi hanno avuto la fortuna di crescere in un ambiente che le ha incoraggiate a scoprire la sessualità liberamente? Che educazione viene fatta in materia? In Italia è dagli anni Settanta che cerchiamo di introdurre l’educazione sessuale nelle scuole e ancora non ci siamo riusciti, nonostante l’Europa e l’UNESCO da decenni producano linee guida e protocolli in merito. L’educazione all’affettività e alla sessualità è così fondamentale nella crescita che infatti si consiglia di iniziare a parlarne tra i 3 e i 5 anni.
Il fatto che in Italia ancora non esista l’educazione sessuale obbligatoria non è solo una questione politica, e ovviamente religiosa. Diverse volte mi è capitato di organizzare incontri nelle scuole (sottolineo superiori) per parlare di educazione sessuale e le proteste da parte dei genitori non sono affatto mancate. È una questione culturale. Quel germoglio, di cui sopra, è diventato un’erbaccia molto difficile da estirpare.

“Le donne non si masturbano, non ne hanno bisogno, per gli uomini invece è una questione fisiologica, devono svuotarsi”. “Non sta bene fare o parlare di certe cose (perché, se lo fai, ecco che arriva l’immediato tag “brava, apprezzabile, giusta” VS “puttana, facile, sbagliata”). “Si sa che gli uomini si toccano dalla pubertà alla morte” nei loro confronti è socialmente accettato. Quando i bambini passano la fase della scoperta del corpo e si toccano, spesso la reazione dei genitori è una risata – per alcuni psicologi manifestazione sbagliata, magari dettata dall’imbarazzo. Ma si ha la stessa reazione di fronte alla scoperta del corpo che hanno le bambine?

Eppure solo le donne hanno un organo nel corpo che esiste con un’unica funzione, dare piacere: la clitoride. Una parte del corpo così “peccaminosa” da dover essere per secoli nascosta (siamo andati sulla Luna prima di scoprire la reale forma della clitoride nel 1998), negata (Freud diceva che l’orgasmo clitorideo era “immaturo” e che quello corretto era quello vaginale – guarda caso quello più in funzione del piacere maschile), sminuita (la penetrazione è considerato l’atto sessuale principale) e addirittura eliminata dal più grosso manuale di medicina, il Gray nell’edizione del ‘45 o barbaramente amputata (come successo alle oltre 200 milioni di donne vittime di mutilazione genitale).

La clitoride e il piacere femminile hanno iniziato a essere “riabilitati” almeno da un punto di vista medico e funzionale negli anni Cinquanta, grazie a Master & Johnson (sì, quelli della serie “Masters of Sex”). Senza dubbio l’ondata femminista degli anni Settanta ha permesso alle donne di riscattare il proprio corpo e la propria sessualità, ma è da soli dieci anni che finalmente le donne hanno avuto la possibilità di accedere a studi, ricerche, fondi per poter recuperare e riscrivere la storia della sessualità femminile.

È senza dubbio uno di quei manuali da migliaia di pagine, di cui abbiamo iniziato a scrivere forse i primi cinque capitoli. Quello maschile è altrettanto lungo e merita di essere approfondito e sgravato da diversi stereotipi di genere, ma finché continueremo a produrre 2000 studi sulla disfunzione erettile versus meno di 400 sulla dispareunia (dolore durante il rapporto), capite che la strada è lunga!

Tornando al piacere delle donne, oggi sappiamo che solo il 5% raggiunge l’orgasmo con la sola stimolazione vaginale, il che stravolge totalmente l’idea del sesso come ce l’hanno da sempre raccontato: incentrato sulla penetrazione, perché necessità dell’uomo, finalizzato alla riproduzione e che non può accadere senza la presenza maschile.

La clitoride è il centro del piacere per tutte le donne ed è molto di più di quel “bottoncino” che si vede all’incontro delle piccole labbra, si estende fino a 8 cm, internamente, ed ha 8000 terminazioni nervose (quasi il doppio del pene). La si può certamente stimolare in diversi modi, il punto è: quanto lo facciamo? Siamo abbastanza “ribelli” per farlo?

Statisticamente 1 donna su 4 si dà piacere regolarmente rispetto agli uomini il cui rate è il doppio (sotto i 25 anni oltre il 70% lo fa quotidianamente). Per quelli della mia generazione (ho quasi 32 anni) nell’adolescenza (e ben oltre) l’orgasmo è sempre stato un po’ un mistero, una cosa irraggiungibile; in teoria potevamo avere millemila orgasmi multipli, ma in pratica dovevamo aspettarci di non provarne manco mezzo.

Molte di noi sono cresciute (e continuano a crescere oggi) con l’idea che, provando e riprovando con qualcuno, forse prima o poi l’orgasmo arriverà. Vorrei spezzare una lancia a favore di questi poveri malcapitati, non perché siano incapaci del tutto, ma di fatto: come possiamo pretendere che una persona non vulvo-munita ci azzecchi? Quante di noi si sono ritrovate nella situazione dello “stantuffamento” senza fine? E non lo dico per incolpare gli uomini, sarebbe stupido: nessuno nasce imparato e comunque anche loro crescono senza educazione sessuale, con Youporn spesso tra i preferiti del telefono e le poche nozioni di sessualità femminile errate. Dobbiamo prenderci la nostra parte di responsabilità, non possiamo pretendere che abbiano la scienza infusa.

Bisogna perciò iniziare a prendere confidenza con il nostro corpo e avere il coraggio di parlarne, di chiedere, di spiegare. Questo vale per tutti, ma specialmente per chi è vulvo-munit*.

Statisticamente, il cosiddetto “orgasm gap”, ovvero la differenza nel raggiungimento del piacere tra uomini e donne, sottolinea una nettissima differenza tra uomini etero e donne etero: gli uomini etero raggiungono l’orgasmo il 95% dei casi, mentre le donne solo il 65%. Se parliamo invece di rapporti gay, lo scarto è decisamente inferiore: gli uomini omosessuali sono all’89%, le donne all’86%.

Se non siamo in grado di poter comunicare cosa ci piace nel sesso a due (o più), se nessuno ce lo ha insegnato, non possiamo pretendere che funzioni.

L’unico modo per vivere al meglio le relazioni con gli altri è fare pace con la relazione più importante: quella con noi stesse, col nostro corpo e con il nostro piacere.

Scoprire prima da sole noi stesse dovrebbe essere il punto di partenza ed è giusto farlo per sé, non in funzione dell’altro. Iniziamo a sradicare il seme che ci dice che quello che facciamo debba essere in funzione di qualcuno che non siamo noi.

Vi invito quindi, se non lo avete mai fatto, a scoprire il piacere da sole. Se non vi siete mai viste lì sotto, prendete uno specchio e guardatevi. Non è una frase fatta né un revival dei gruppi femministi degli anni Settanta. È un primo passo per abbattere i tabù e infrangere le regole, oltre che un modo per educarvi riguardo le parti intime femminili (solo il 40% delle donne è in grado di nominare correttamente le parti anatomiche che compongono i genitali femminili).

Recenti studi dicono che di massima ci siano 12 stili di masturbazione femminile, una sorta di mix di movimenti e stimolazioni che portano, ognuna a suo modo, al piacere. Lasciatevi andare a fare quello che più vi ispira, utilizzate ogni aiuto possibile (libri, musica, toys, fantasie, porno) ma siate ribelli, toccatevi.

Appropriatevi di un diritto che è vostro. Iniziate a estirpare quel seme, quel germoglio di repressione.

Quindi, visto che febbraio è il mese dell’amore e di San Valentino, vi invito a celebrare in primis quello per voi stesse: amatevi (nel senso più stretto del termine).

La parità di genere, per la quale ci battiamo tutti i giorni, non sarà mai realtà se continuiamo a tenere la sessualità femminile fuori dalla conversazione. La libertà sessuale delle donne è usata ancora come unità per misurare il degrado dei tempi. Da secoli il nostro corpo è terreno di lotte, viene tranquillamente reso oggetto a fini sessuali più o meno allusivi per vendere qualsiasi cosa o idea. Non è ora che sia usato da noi come strumento di emancipazione?

Questi discorsi ovviamente valgono per qualunque individuo con una vagina. Nella misura in cui vogliate conoscere il vostro corpo e trarne piacere, questa riflessione è dedicata a voi.

Commenti (1)
  1. Avatar ned ha detto:

    la clitoride puà essere stimolata anche durante la penetrazione vaginale, quindi anche il rapporto penetrativo se fatto bene può dare e da’ orgasmi anche alle donne etero

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