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14 semplici idee per una vita a impatto zero
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14 semplici idee per una vita a impatto zero

Alessandra Vescio

I cambiamenti climatici riguardano tutt*, ora lo sappiamo, ma cambiare il nostro stile di vita a volte può sembrare complicato o magari non si sa bene da dove cominciare. Ecco allora una lista di 14 semplici idee sostenibili da provare subito per uno stile di vita che rispetti l’ambiente!

1. Una borraccia sempre con sé

Secondo Legambiente, in Italia vengono prodotti oltre 6 miliardi di bottiglie di plastica da 1,5 litri e per farlo si utilizzano 450.000 tonnellate di petrolio e si emettono oltre 1.2 milioni di tonnellate di CO₂. Le bottiglie di plastica impiegano poi circa 500 anni per decomporsi, ovvero per ridursi in microplastiche che finiscono nei mari e negli organismi marini. Oltretutto, secondo l’Unione Europea, un minor consumo di acqua in bottiglie di plastica farebbe risparmiare alle famiglie europee oltre 600 milioni di euro all’anno. Nonostante questo e nonostante la nostra acqua sia controllata e sicura, l’Italia è il primo Paese in Europa per consumo di acqua in bottiglia.
Come provare a cambiare le cose allora? Informandoci sullo stato di salute dell’acqua del luogo in cui viviamo e del nostro appartamento (se si vive in un centro storico o in un palazzo costruito prima degli anni Sessanta sarà necessario richiedere interventi di manutenzione) e portando sempre con noi una borraccia, da riempire ogni volta che possiamo.

2. Mestruazioni sostenibili

Ogni anno in Italia vengono venduti 2.6 miliardi di assorbenti, tassati oltretutto al 22% come i beni di lusso. La loro composizione non è nota al 100%, ma ciò che si sa è che sono principalmente fatti di plastica e che, una volta usati, finiscono nelle discariche e in mare.

Le alternative sostenibili esistono e nel tempo si stanno facendo sempre più confortevoli e pratiche. Un esempio è l’intimo assorbente, realizzato con un tessuto multistrato che offre protezione e alti livelli igienici, o i più classici assorbenti in cotone organico, comunque usa e getta. Le proposte di cui più si parla oggi sono senza dubbio gli assorbenti lavabili e la coppetta mestruale, come quelli proposti da Lamazuna: disponibili in diversi formati in base al flusso e alle esigenze, queste soluzioni sono pensate per durare fino a 10 anni.

L’impatto ambientale degli assorbenti usa e getta non è sicuramente responsabilità di chi ha le mestruazioni ed è importante che chi ha il ciclo mestruale non faccia più di ciò che sente di voler fare. Quello che è certo è che le alternative sostenibili ci sono, sono affidabili e aiutano anche ad avere una relazione più sana e consapevole con il proprio corpo e con le mestruazioni.

3. Mai più prodotti usa e getta

Secondo Greenpeace, nei prossimi dieci anni la produzione della plastica aumenterà del 40% circa, “arrivando a essere responsabile del 20% del consumo mondiale di petrolio”. A poco servono certe soluzioni alternative, come vi abbiamo spiegato qui, e l’unica scelta utile ora è ridurre i rifiuti. Come? Preferendo ad esempio i prodotti riutilizzabili a quelli usa e getta. Bastoncini pulisci-orecchie invece dei cotton fioc; spazzolini con testina ricambiabile; rasoi e lime a lunga durata: per ogni prodotto usa e getta esiste una sua alternativa sostenibile e Lamazuna ne propone diverse e tutte valide.

4. Meglio sfuso che confezionato

Ogni anno nel mondo vengono prodotti più di 400 milioni di tonnellate di plastica e il 36% di essi è rappresentata dai packaging. Basterebbe d’altronde dare un’occhiata a un qualunque carrello della spesa per accorgerci di quanta plastica accumuliamo: snack monoporzioni, vaschette di frutta, merendine incartate, insalate in busta… Non solo il loro impatto ambientale ma anche il costo non ha poi nulla di sostenibile: spesso infatti paghiamo anche la “comodità” di un prodotto pronto all’uso. Meglio puntare allora sui prodotti sfusi: in negozi specializzati e in alcuni supermercati, è possibile infatti comprare pasta, legumi, cereali, detersivi e molto altro sfuso. Così si riducono i rifiuti ma anche i costi.

5. Solidi o liquidi?

Dal 2010 al 2017 l’industria cosmetica è passata dal produrre 65.62 miliardi di unità di packaging in plastica a 76.8 miliardi e solo una piccola parte di essi è riciclabile. Dentro i cosmetici poi è molto comune trovare microplastiche, perché fanno durare i prodotti più a lungo e creano particolari effetti come quello esfoliante degli scrub o sbiancante dei dentifrici. L’alternativa eco sono allora i prodotti solidi e composti da ingredienti naturali: privi di packaging, durano anche più a lungo dei classici detergenti (uno shampoo solido Lamazuna equivale a due bottiglie di shampoo tradizionale!).

6. A pranzo cucino io!

Quando trascorriamo le giornate fuori casa per studio o lavoro e ordiniamo cibo da asporto, oltre al nostro piatto, tra le mani ci ritroviamo sempre una serie di altre cose che alla fine butteremo nella spazzatura: la busta di plastica, la vaschetta, le posate, il sacchetto delle posate, le etichette… Facendo un rapido calcolo, poi, neppure il costo del pranzo si rivela conveniente. La soluzione? Portarsi il cibo da casa. Così sapremo cosa stiamo mangiando, da dove vengono gli ingredienti e iniziamo anche a risparmiare.

7. La raccolta differenziata

I numerosi report di Greenpeace ci hanno ormai aperto gli occhi sulla fallacia del sistema di riciclo italiano ed europeo. Nonostante ciò, non c’è alcun dubbio che fare la raccolta differenziata sia un dovere civile e morale di ognuno di noi. Anzi, alla luce dei fatti e di situazioni emergenziali come quelle che stiamo vivendo in Italia, diventa ancora più necessario informarsi sullo stato attuale della raccolta differenziata in Italia e chiedere sempre di più ai propri Comuni.

8. L’importanza della sportina

È stato stimato che ogni anno nel mondo vengono utilizzati da 1 a 5 trilioni di sacchetti in plastica, che per decomporsi impiegano centinaia di anni. Nonostante ciò, molte volte non possiamo fare a meno di accettare una busta in plastica, specialmente dopo acquisti improvvisati. L’alternativa? Una sportina resistente e riutilizzabile, da portare sempre con sé.

9. Impariamo a leggere le etichette

Ci sono l’ossibenzone e l’ottilmetossicinnamato presenti in molte creme solari comuni, che danneggiano la barriera corallina; le microplastiche, utilizzate in tanti prodotti di igiene personale, che finiscono nei mari; i petrolati, purificati dalle impurità quindi sicuri, ma comunque inquinanti. Poi c’è l’olio di palma, il cui abuso ha provocato l’espansione delle piantagioni di palma da olio con la conseguente distruzione dell’ecosistema. Per quanto la regolamentazione europea sia molto rigida sul controllo delle sostanze, per molte di esse più che un divieto è prevista una soglia massima di utilizzo per prodotto. Perciò, oltre ad affidarci alle normative e alla scienza, possiamo comunque iniziare a scegliere cosa acquistare e cosa evitare, imparando a leggere l’etichetta. Sia nei cosmetici che nei generi alimentari, gli ingredienti sono indicati in ordine di peso, dal più al meno presente, ed è sempre meglio privilegiare i prodotti con pochi ingredienti naturali, come i cosmetici Lamazuna che fanno bene alla pelle e all’ambiente.

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10. Seconda mano? Come nuovo!

impatto ambientale modaSecondo un’analisi condotta da McKinsey & Company, dal 2000 al 2014 gli acquisti di capi di abbigliamento fatti all’anno da un consumatore medio sono aumentati del 60% con gravi conseguenze sull’ambiente. La principale causa di questa sovrapproduzione è senza dubbio la fast fashion, che immette di continuo sul mercato nuovi capi a prezzi bassi, a discapito della qualità, dell’ambiente, dei lavoratori. Non sempre però è possibile acquistare capi ben fatti, che durino a lungo e dai prezzi contenuti. Come si fa allora? Si compra usato. Così non soltanto si evita la produzione di nuovi capi, ma si rimettono in circolo pezzi ancora perfettamente utilizzabili. E il guardaroba si colora di capi nuovi, convenienti e molto spesso anche unici.

11. Lunedì Veg

Dell’impatto ambientale dell’industria zootecnica abbiamo già parlato abbondantemente qui. Ricordiamo solo qualche dato: la carne e il settore lattiero-caseario producono circa il 14,5% di tutte le emissioni di gas serra generate dalle attività umane e la produzione di carne, uova, latticini e l’acquacoltura contribuiscono alle emissioni di gas serra per il 56-58% di tutto il settore alimentare. Cambiare le proprie abitudini però non è così semplice e a volte può servire fare anche solo un passo alla volta. Proprio come propone l’iniziativa Lunedì Veg dell’associazione animalista Essere Animali, ovvero dedicare un giorno alla settimana a un’alimentazione 100% vegetale. Che si tratti di un primo passo verso una scelta definitiva o un piccolo compromesso, sarà comunque un contributo essenziale per la salvaguardia dell’ambiente.

12. Non sprecare!

Per ridurre i consumi di acqua, elettricità e gas, è importante prima di tutto scegliere elettrodomestici di nuova generazione e dalla classe energetica più alta: è stato stimato ad esempio che usare lavatrici più efficienti porterebbe l’Europa a risparmiare circa 100 milioni di m³ di acqua all’anno. Questo però può non bastare, per cui è necessario mettere in atto piccoli accorgimenti quotidiani, come la costante manutenzione degli elettrodomestici, per avere massima efficienza e minimi consumi; utilizzare il coperchio quando si cucina per ridurre i tempi di cottura; fare i cicli di lavaggio di lavatrice e lavastoviglie sempre a carico pieno. Un sistema di illuminazione efficiente poi può evitare le emissioni di 12 milioni di tonnellate di CO₂ in Europa e, sostituendo una lampadina alogena con una LED, si possono risparmiare fino a 100€ sul ciclo di vita del prodotto di circa 20 anni. Infine, i condizionatori e i riscaldamenti devono essere mantenuti a una temperatura che non superi i 7 gradi di differenza con l’esterno.

13. Riparare, riciclare, donare

Con un sistema di smaltimento di rifiuti in difficoltà, l’unica soluzione sembra essere la riduzione dei rifiuti. Abituati a gettare via ciò che ci sembra vecchio, anche se ancora funzionante e funzionale, è importante perciò che iniziamo a chiederci se davvero un oggetto ha concluso il suo ciclo di vita o se può essere ancora utilizzato, magari in modo diverso o da qualcun altro. Riparare, donare, riciclare: sono queste le parole chiave da tenere a mente quando pensiamo di buttare via qualcosa. Riparare il buco di una maglietta o la zip dei pantaloni; riciclare i barattoli di vetro e le confezioni dei regali; donare ad amici, parenti o associazioni che conosciamo e che siamo certi faranno un buon uso delle nostre donazioni: azioni semplici, buone e utili per proteggere l’ambiente.

14. Comprare meno, comprare meglio

Se dovessimo cercare il comune denominatore tra le scelte quotidiane che facciamo e che hanno un maggiore impatto sull’ambiente, questo potrebbe essere il desiderio di possedere sempre di più. Di riempirci le mani e le case di oggetti nuovi, convinti forse che più cose si hanno, meno soli ci si sente e più si è degni dell’attenzione altrui. Non sono le cose che abbiamo a definirci, ma chi siamo, cosa facciamo e come ci poniamo nei confronti di noi stess* e degli altri, nei confronti del mondo: siamo molto più di quello che possediamo. Ogni volta che stiamo per comprare qualcosa di nuovo, allora, diventa essenziale chiedersi: “Mi serve davvero? E perché?”. Questo non vuol dire privarsi di piccoli e grandi sfizi o desideri, ma solo imparare a fare attenzione alle nostre abitudini quotidiane. Perché, ormai lo sappiamo, le nostre azioni hanno sempre delle conseguenze: sull’ambiente, sulle persone, su di noi.

Ecco 14 semplici idee per uno stile di vita più ecosostenibile: iniziamo a seguirle insieme?

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