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Asia Argento accusata di molestie sessuali: quali ripercussioni sul movimento #metoo?
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Asia Argento accusata di molestie sessuali: quali ripercussioni sul movimento #metoo?

Virgina Cafaro

Li sentite? No? Allora chiudete gli occhi, concentratevi bene e lasciatevi trasportare dal suono dei tasti pigiati con veemenza in lontananza. Poco a poco non saranno più così impercettibili, ma anzi appariranno per magia impressi sui vostri schermi: sono i punti esclamativi di chi, con sommo giubilo e visibilio, ci fa sapere che il movimento #metoo è una farsa e che le donne sono esattamente come gli uomini, aha!

Ebbene sì, è arrivato il momento di parlare di Asia Argento.

Asia Argento, #MeToo e le icone femministe

Prima di passare ai fatti e agli occhi alzati al cielo, partiamo dalle basi (velocissime, lo prometto). Per farlo dobbiamo tornare all’ottobre del 2017, quando le molestie sessuali perpetrate dal noto produttore Harvey Weinstein sono emerse (verrà fuori che tra le varie personalità di Hollywood in molti sapessero e tacessero), lanciando una necessaria ondata di indignazione, voglia di rivalsa ed empowerment in tutti i settori. Molte donne, forti del reciproco sostegno, si sono unite per denunciare le molestie subite, credendo alle proprie parole e incoraggiando il cambiamento verso un sistema non più basato sui giochi di potere, bensì sulla parità. Il risultato, che riecheggia ancora oggi e sicuramente continuerà a farlo nei mesi a venire, si è diramato verso tre direzioni.

Foto di Mihai Surdu su Unsplash.


La prima, è stata la strada della consapevolezza, del risveglio delle coscienze e della voglia di migliorare il mondo in cui viviamo, per qualsiasi persona a prescindere da sesso biologico e identità di genere.

La seconda, invece, si è mostrata in una serie di “e allora le donne?”, “e allora le donne che se ne approfittano e si fanno mettere incinta per spillarci i soldi?” e tutti i vari ed eventuali “non ci credo” del caso (di cui ho parlato qui).

In ultimo, tra pop (che ricordiamolo non è automaticamente sinonimo di “cattivo femminismo”) e poster fiammanti, c’è il sentiero rivestito dalle nuovissime icone femministe del Ventunesimo secolo (che non si erano necessariamente occupate di femminismo prima d’allora – e questo non è una discriminante).

Fra queste, a quanto pare, c’è anche Asia Argento.

Asia Argento, le accuse di Jimmy Bennet

Attrice, regista, sceneggiatrice, cantante e conduttrice, Asia Argento è sicuramente sempre stato un volto noto dello showbiz italiano ed estero e, da pochi mesi, anche dell’universo attivista e femminista internazionale. Asia Argento è stata una delle prime esponenti italiane dello spettacolo a parlare di molestie sessuali, subite proprio dallo stesso Weinstein, e a calcare i sentieri e i palchi delle Women’s March di tutto il mondo. La sua foto con il pugno alzato alla Women’s March di Roma è, volente o nolente, stata archiviata da molti come immagine sacra del nuovo femminismo.

Foto via LetteraDonna.


Se da un lato queste sue dichiarazioni hanno portato con sé applausi ed elogi, dall’altra c’è chi ci ha messo poco a insultarla, vessarla, darle della profittatrice e della poco di buono, accusandola di arrecare danno a quei poveri uomini che
se indossi una minigonna e fai la civetta è normale pensino tu ci stia. E poi lo sappiamo che volevi solo fare carriera, Asia.

Ed è qui che rimbomba maggiormente la recente notizia rivelata dal giornalista Kim Severson sul New York Times.

Asia Argento avrebbe pagato Jimmy Bennett (giovane attore ora ventiduenne che aveva interpretato il ruolo del figlio dell’attrice in “Ingannevole è il cuore più di ogni cosa”), 380.000 dollari per mettere a tacere la violenza sessuale da lei perpetrata quando lui aveva soli 17 anni. Il New York Times cita documenti ottenuti in forma anonima a dimostrazione e testimonianza dell’accordo, e che spiegano anche come Jimmy Bennett avesse deciso di portare avanti la denuncia proprio quando Asia Argento denunciava sui giornali Harvey Weistein.

Dal film “Ingannevole è il cuore più di ogni altra cosa.”


Rimaniamo un attimo ancora “qui,” perché è adesso che dovete chiudere gli occhi per sentire i punti esclamativi esplodere su ogni social. Sono certa che tutti voi abbiate almeno un contatto soddisfatto, felice e tronfio di poter decretare Asia Argento e, di conseguenza, tutto il movimento #metoo, come un covo inutile di femministe frustrate il cui unico scopo è quello di sovvertire le regole ed ergere un sistema di potere matriarcale dove gli uomini sono ridotti in schiavitù e nessuna si depila le ascelle.

Ma è davvero così?

Cosa ci insegna il “caso” Asia Argento – Jimmy Bennett

Certo che no.

La cassa di risonanza del movimento #metoo è stata così forte per un motivo: a costruirla ci si sono messi attrici e attori di fama mondiale, le cui parole vengono ascoltate da tutti. Questa potenza vocale ha permesso anche alle persone meno privilegiate di capire quali e quanti danni arrechi un sistema patriarcale basato sul potere, anche se le singole voci iniziali non avevano mai speso vocali né consonanti per dichiararsi femministe prima d’allora.

Il risultato è stato comunque positivo, perché più persone iniziano a far propria una filosofia e “pratica di vita” femminista intersezionale, meglio è per tutti.

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In questo universo di femminismo intersezionale, infatti, ci rientrano proprio tutti (anzi, tutt*), compresi i bambini, i ragazzi e gli uomini che subiscono violenze sessuali da parte delle donne. Correre in pompa magna verso un sillogismo quasi lisergico che parte dall’abbattimento di Asia Argento come icona femminista e finisce con quello dello smantellamento di #metoo come movimento, significa tappare la voce a tutti i tipi di abusi e soprusi, ritornando al punto di partenza.

Il movimento #metoo, parte integrante dell’intersezionalità, si batte infatti per sovvertire gli abusi e i giochi di potere che, sebbene storicamente siano ricaduti principalmente verso le persone meno privilegiate (e qui possiamo concordare rientrino le donne), si riversano indefessi su chiunque.

L’innalzamento a posizioni privilegiate e di spicco è compreso in questi giochi di potere da abbattere, soprattutto quando si tratta di esseri umani con un vasto seguito e in grado di silenziare gli abusi grazie a dei soldi. Comprende, inoltre, la volontà di non ridurre gli abusi a delle partite di un qualsiasi sport, minando di fatto quello che è il “safe place” in cui poter denunciare le molestie subite. Se Asia Argento ha fatto quello che ha fatto (aspettando sempre le dovute conferme), è perché, in quel dato momento storico, era in una posizione di potere rispetto a Jimmy Bennett. Lo è stata anche dopo, quando ha silenziato la minaccia di denuncia di quest’ultimo con del denaro.

Questo “caso” (passatemi il termine), ci insegna quindi più di una cosa. La prima (che poi è più una riconferma), è che le dinamiche di potere da oppresso-oppressore intaccano tutti, donne comprese. Weinstein era in una posizione di potere nei confronti di Asia Argento, Asia lo è stata nei confronti di Bennett, perché i gradini delle piramidi del privilegio comprendono svariati scalini.

La seconda è che anche dai casi più tragici c’è sempre da imparare qualcosa, soprattutto se con un occhio critico volto alla costruttività. E l’autocritica, specie all’interno di un movimento che sembra talvolta desiderare ardentemente modelli ispirazionali, spesso viene a mancare, annebbiando anche assunti altrimenti scontati come quello di una vittima che purtroppo può diventare carnefice senza però far sì che questo leda il diritto alla denuncia.

Ci insegna, infine, che il movimento #metoo nello specifico serva ancora, e che finché ci saranno giochi di potere, continuerà a servire sempre. 

Leggi i commenti (4)
  • Ottimo articolo, ma non tiene conto di come funziona la giustizia in USA. In questo momento Weinstein è indagato, e presto dovrà affrontare un processo; pertanto il suo ufficio legale è alla ricerca di qualsiasi materiale che possa mettere in imbarazzo le vittime davanti ad una eventuale giuria.
    Asia Argento si è posta come vittima di stupro (in Francia, non in USA); pur essendo a conoscenza di avere effettuato un reato grave (abuso su minore per la legge della California). Pertanto in un eventuale processo a Weinstein, non potrebbe essere chiamata a testimoniare, in quanto potrebbe danneggiare l’accusa davanti ad una giuria americana. Non è un caso se il NY Times, ha ricevuto le informazioni proprio adesso.

  • Questo articolo , tiene conto di una cosa; il reato compiuto da Weinstein in Francia, su Asia Argento, è ormai andato in prescrizione. Quello compiuto da Asia Argento su Bennet, no. Capisco che a 17 anni, non si è bambini; ma secondo la legge della California, Asia doveva attendere che il ragazzo fosse maggiorenne. Tra l’altro avendo compiuto il reato su di un cittadino USA, Asia Argento potrebbe essere processata se mette piede in america. Se hai un bello scheletro nell’armadio, non ti poni come Giovanna d’Arco.

  • Io sono sempre stato un “femminista” e sono maschio….un vero maschio, intendiamoci…ma ho sempre difeso le donne fin dalla scuola primaria !! Si mi piacciono le donne…..tutte le donne…le amo e non gli farei mai del male. Penso che MeToo deve essere per tutti, donne e uomini. Uniti si vince questa societa’ sempre più falsamente Puritana all’americana.
    Forza donne e uomini. Forza MeToo e si, sempre forza Asia.

  • Jim Bennet non è stato violentato, è solo che la legge americana, differentemente da quella italiana non permett che un minorenne (17 anni) abbia rapporto con una maggiorenne. Asia invece è stata violentata da Bennet.

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