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Il Transgender Day of Remembrance tra storia, dati e responsabilità
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Il Transgender Day of Remembrance tra storia, dati e responsabilità

Virgina Cafaro

Fondato da Gwendolyn Smith nel 1999, il TDOR (Transgender Day of Remembrance, la Giornata della Memoria Transgender) gioca un ruolo essenziale in quello che è il vissuto quotidiano della comunità LGBTQ+, ponendo un’attenzione specifica su ciò che, come società, dobbiamo fare per rendere ogni posto di lavoro, casa, aula scolastica, rappresentazione cinematografica e non, un luogo sicuro, un safe place, per chiunque si definisca transgender, non-binary o questioning sulla propria identità di genere.

Dati alla mano (tutti quelli che seguono arrivano dal sito del TGEU, organizzazione che si occupa di diritti umani nell’ottica di raggiungere la piena parità delle persone transgender in Europa), la costruzione di questo safe place è molto lontana dal suo completamento: fatichiamo persino a vederne le basi. Durante ogni Transgender Day of Remembrance, infatti, ricordiamo le persone transgender e non-binary assassinate durante l’anno, in quelli che sono definiti atti transfobici.

Ecco, dall’1 ottobre 2019 al 30 settembre 2020 sono state uccise 350 persone transgender e non-binary in tutto il mondo. In Europa, il 50% era migrante. Negli Stati Uniti, quasi 4 persone su 5 erano nere. I dati riportano una maggiore incidenza di assassini nei confronti delle donne transgender nere.

I dati, in sostanza, sono molto preoccupanti. Gli atti transfobici sono in crescita, così come l’intersezione di oppressioni che ne aumentano l’incidenza stessa. Essere donna, transgender, nera e sex worker porta a un aumento vertiginoso delle probabilità di essere uccisa, così come essere un uomo nero, transgender e migrante, e così via.

Quello che capiamo, leggendo questi numeri, è non solo l’ambiente pericoloso in cui nascono, crescono, vivono e vengono uccise le persone transgender e non-binary, ma anche chi, come e cosa renda questo ambiente pericoloso: ciao eteronormatività, parlo proprio di te. Non a caso, l’evento online del TGEU di quest’anno è dedicato proprio alla violenza cistemica, cioè perpetrata da persone cisgender nei confronti di persone transgender e ormai alzata a livello sistemico.

Una società normata sull’eterosessualità e principalmente sull’identità cisgender in tutte le sue forme (dall’identità in senso stretto, all’espressione e al ruolo di genere) opprime tutto ciò che non rientra nello schema binario designato, opponendosi a qualsiasi tipo di rappresentazione positiva della comunità transgender e non-binary e, di conseguenza, rendendo qualsiasi spazio alla vita ostile per chi non rientra nella definizione di “cisgender”.

Cosa significa questo, nella pratica? Essere “Cisgender” implica possedere una caterva di privilegi di cui, spesso, chi è cisgender può non rendersi conto. Tipo: una persona cisgender non sarà uccisa per strada per la propria identità di genere come invece può accadere a una persona transgender. Non saprà cosa significhi crescere senza una rappresentazione mediatica positiva (o anche solo di una rappresentazione generica). Non capirà mai cosa voglia dire non ricevere cure e supporto adeguato per la sua salute mentale in quanto persona non binaria.

Da grandi privilegi, chiaramente, derivano però grandi responsabilità: disporre di così tanti privilegi infatti dovrebbe portare a farsi delle domande, chiedersi cosa significhi avere un privilegio, capire come fare per combattere l’oppressione sistemica e iniziare a passare il microfono alle categorie di persone discriminate, oppresse, marginalizzate.

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I dati che abbiamo oggi a disposizione raccontano infatti di una stratificazione profonda dell’oppressione e devono portare chi si definisce come cisgender a mettersi in discussione, sentirsi scomod*, chiedersi costantemente quali siano o cosa voglia fare con tutti i privilegi dati per scontati e di cui chi è transgender e/o non-binary non dispone.

Dobbiamo individuare gli atti transfobici, condannarli (anche se perpetrati da persone che abbiamo, magari, sempre stimato) ed educare chi li compie. Dobbiamo rendere ogni luogo accogliente, pronto ad ascoltare ogni voce. Dobbiamo riconoscere la violenza cistemica che ogni anno uccide sempre più persone transgender e non-binary. E dobbiamo farlo ora, perché questa violenza non è tollerabile, non lo è mai stata.

Vi lasciamo, in ultimo, qualche contenuto realizzato a tema durante questi anni. Nelle Stories di Instagram e tramite la nostra pagina Facebook vi chiederemo inoltre di condividere quanti più libri, film, documentari (ma anche account social) conosciate legati a persone transgender e non-binarie. Grazie!

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Leggi i commenti (1)
  • l’omofobia è normativa non l’eterosessualità in sè. uomini e donne cisgender etero sono la maggioranza numerica della popolazione mondiale questo non è imposto da nessuno va accettato. quel che va promosso sono i diritti delle minoranze lgbt (quindi anche uomini trans e donne trans) e intersex

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